Le ore di Rùbel

 

Rùbel trascorre le ore seduto

sbucciando martelli, li scambia (il suo cuore)

per arance rosse.

Si ossidano le dita ossute mimando

una ritualità d’ossimoro

di gesti vermigli sul ferro privo

di succo, di sete.

Un grigiore di cielo divora

il più piccolo suono, se grande

le nubi brano a brano, morso a morso,

morso dopo morso, brano dopo brano.

Rimane Rùbel seduto sbucciando.

 

Poesia tra le dieci finaliste al Concorso Internazionale di Poesia "G. Longhi" 2007,

con la seguente motivazione:

 
Erika Dagnino nel suo testo "Le ore di Rùbel" ci fornisce
un'idea di poesia come di un fare, di un operare, su e attraverso il
linguaggio, immettendovi una forte ansia costruttiva, una volontà di
espressione che si traduce in un linguaggio intenso e metaforico.